Santuario Maria SS. Assunta in Ravanusa (AG) PDF Stampa E-mail
Martedì 10 Agosto 2004 06:30
Santuario Maria SS. Assunta
in Ravanusa (AG)
Le notizie che ci tramandano i nostri padri non possiamo certamente trascurarle. Esse sono alla base di ogni nostro discorso costruttivo e di valore.
Ravanusa apparteneva alla "città demaniale Alicata nel Vallo di Mazara". L'appellativo regale era"Urbs Dilecta", cioè "Città Diletta". Il Santo Patrono era Sant'Angelo.
Per riguarda il paese di Ravanusa, Hibla è il nome che era dato al territorio di Ravanusa e prende origine dal nome di una divinità sicana protettrice della terra.
Ravanusa ha una storia di tre millenni, le sue origini risalgono al periodo protostorico come testimoniano le grotte presenti nella zona della Bifara, Grada, Fiumarella e del morire Saraceno.
Al monte Saraceno anche i ritrovamenti di monete d'argento e di bronzo, di vasi e statuine che testimoniano una colonizzazione greca che si può datare intorno al VII secolo A.C.
Non è mancata a Ravanusa, come in buona parte della Sicilia, la presenza araba che ha inizio nel IX secolo e dura sino al 1086. Gli Arabi sono, in Sicilia, più comunemente chiamati Saraceni, e da essi sembra abbia pres il nome di Monte Saraceno.
Nel 1086 i Normanni sconfissero gli Arabi quando Ruggero d'Altavilla conquistò Kerkent, odierna Agrigento.
Si narra che sul Monte Saraceno ci fosse un castello dei musulmani e che il conte Ruggero lo avesse assediato, ma il suo esercito era assetato per il molto caldo e la carenza d'acqua. Ruggero invocò la Vergine che gli chiese di scavare sotto il fico che si trovava ai piedi del monte. Il Re segui il consiglio e dal fico sgorgò l'acqua. L'esercito dissetato sconfisse i Saraceni.
Vicino al fico Ruggero fece costruire il primo tempio cristiano, dedicato alla Madonna del Fico o della Fonte.
I cristiani superstiti scesero dal Monte e formarono il primo nucleo di un nuovo paese.
I normanni introdussero nei territori conquistati un nuovo ordinamento politico ed economico-sociale: il feudalesimo. Il feudo di Ravanusa venne da Ruggero a Salvatore Palmeri che si era distinto nella lotta contro i Saraceni.
Vicende alterne vedono il succedersi di signorotti su questo feudo finchè nel 1449 Giovanni Andrea Crescenzo lo ricevette in dote della moglie. Questi ottenne dal Re il permesso di elevare il feudo da semplice a nobile e dal 30 dicembre 1472 ha inizio la Baronia di Ravanusa.
Quando Ferdinando di Borbone abolì le feudalità in favore dei Comuni i feudatari furono costretti a cedere i loro palazzi. L'ultimo barone Giuseppe Bonanno Branciforte cede per il nuovo municipio di Ravanusa parte del suo palazzo, sito oggi nell'odierna piazza I°Maggio.
I Frati Minori a Ravanusa
Il Convento dei Frati Minori a Ravanusa è titolato col nome del Santuario di cui hanno cura.
La presenza dei Frati a Minori a Ravanusa risale al 1706, quando cioè il Vescovo di Agrigento Francesco Ramirez chiese a frati di abitare il convento dei Canonici Regolari di S.Giorgo riscattato dopo la soppressione.
A causa di numerose frane l'abitazione fu abbandonata e poi, nel 1866 nuovamente soppressa.
Nel 1884 fu fabbricato l'attuale convento e la chiesa dedicata alla Vergine Assunta all'estremità del Paese.
Dal 1942 il convento continua la missione e numerose sono le vocazioni, tra cui spicca quella i Padre Luigi Di Rosa, feconde oratore ed autore di diverse opere teologiche e filosofiche.
La Chiesa del Convento
La chiesa, ad unica navata, ben decorata, è ricca di stucchi del Provenzani di Palma di Montechiaro. La chiesa misura 326,80 mq. Il giardino e il convento raggiungono i 2239,66 mq.
Le storiche case abbattute per la frana, e che i nostri anziani ricordano come sede del municipio, delle scuole e del carcere, nel passato remoto erano state la sede del Convento di San Giorgio in Alga e della Chiesa si Santa Maria, custodite premurosamente dalla Comunità dei Canonici secolari fino al1668, anno della loro soppressione voluta dal Papa Clemente IX.
La Chiesa di Santa Maria e il Convento, nel 1706, per intercessione di Filippo Bonanno, principe di Roccafiorita, furono affidati dal vescovo di Girgenti ai Religiosi Minori Osservanti di San Francesco.
Nel 1800 una frana mise in pericolo la vecchia Chiesa dei Canonici, perciò si pensò di costruire una nuova Chiesa più vicina all'abitato e a destra di essa il Convento.
Nel 1866, ai tempi dell'Unità, i frati furono allontanati e i loro edifici incamerati.
Dal convento Francescano si ricavò la sede del municipio, le prime scuole elementari ed anche un carcere. Col tempo i frati, che mai avevano cessato di esercitare il loro ministero, presero a costruirsi un nuovo conventino a sinistra della Chiesa; successivamente al Convento fu aggiunto un piccolo giardino.
La Chiesa, nello stato attuale, ha bisogno di ristrutturazione per evitare il peggio o la chiusura, ma è frequentata da un buon numero di devoti con rare e costanti visite di gruppi di pellegrini provenienti da altri paesi.
Il popolo rimane legato al Santuario e forse ancora di più alla presenza dei religiosi. I devoti del Convento sono denominati "I Cunvintari".
A brevissima distanza sono la chiesa di San Giuseppe, retta dal sacerdote diocesano Mons.Messana, e la Chiesa Madre da Don Emanuele Casola.
Il Santuario di Maria SS. Assunta è retto dai Frati Minori di Sicilia, con una presenza esigua. Attualmente la Comunità di Favara, è costituita da un delegato, F. Arcangelo Sciurba, sacerdote, presente dal 2002, F. Pio Di Giorgi, non sacerdote, presente dal 1999, e F. Luca Saia, presente dal 1963, che ha retto il Santuario da un bel po' di tempo ed è stato ed è ancora attualmente il sostenitore valido di questo Santuario dei Ravanusani.
Nella parte centrale è raffigurata nel mosaico della vetrata l'Assunzione della Beata Vergine Maria, "Lassù in cielo c'è la vera gioia".
Entrando in chiesa subito la lapide commemorativa del Santuario e la data della sua elevazione a Santuario mariano, promulgata da Mons. Bommarito, Vescovo di Agrigento.

All'interno della chiesa, guardando dal lato destro vediamo nel primo altare, con raffigurazione su legno, la statua lignea, molto preziosa, del francescano San Diego d'Alcalà.
Nel secondo altarino, con raffigurazioni su legno, c'è la statua lignea, molto preziosa, di San Francesco di Assisi.
Segue, a livello di pavimento, una nicchia, chiusa da grata, con la statua lignea, molto preziosa, di San Pasquale Baylon. La scritta posta alla base della statua dice:"Vincenzo Genovese scolpì 1862". "Dipinxit Sciacchitano 15 gennaio 1995, in memoria di Pagliarelli Francesco. La mamma Santina".
Nel terzo altarino, in marmo, c'è un bel Crocifisso, scolpito su legno, di grandezza naturale.
Accanto al Crocifisso attualmente è collocata la statua della Madonna Assunta fatta realizzare con materiale leggero per facilitare il trasporto durante la processione del 15 agosto, in quanto la Madonna del fico ha un peso non indifferente ed è difficile trasporto.
Entrando in chiesa, e guardando dal lato sinistro, nel primo altare, con raffigurazioni su legno, vediamo la statua di San Vito Martire, Patrono di Ravanusa da sempre. "Restauro effettuato il 15-07-1982, grazie al contributo offerto dall'infermiere Signor Cascina Giuseppe, fu Luigi. Per devozione ai Santi Vito e Antonio".
Poco considerato per tanto tempo, si cerca ora di metterlo in auge e farlo conoscere maggiormente. A questo scopo ha un enorme valore storico e celebrativo la festa di San Vito e Sant'Antonio e l'Eucarestia nei giorni 13, 14 e 15 giugno. E' da sottoscrivere ed accogliere benevolmente, e potremmo dire con entusiasmo, l'iniziativa di P. Luca dell'incontro con gli ammalati di tutte le parrocchie, nel cortile del Santuario, con la consegna della chiave della città da parte del Sindaco al Patrono San Vito e altre occasionale festeggiamenti che ogni anno vengono ad arricchire la manifestazione di fede e devozione verso i due Santi, che, in piena armonia e sullo stesso carro, vengono portati in processione per la "Via dei Santi" fra le strade cittadine.
Nel secondo altare, con raffigurazione in legno, c'è la statua lignea di Sant'Antonio di Padova, prima collocata nell'altare di San Vito e poi dopo l'ultimo restauro, cambiate di posto (anno 1982). Ne è testimone la raffigurazione dell'altare di San Vito.
Sopra la mensa dell'altare di Sant'Antonio troviamo la "Dormizione di Maria" in cera, restaurata di recente e ricollocata al suo posto il 7 luglio 2006.
Fra il secondo e il terzo altare c'è la preziosa statua lignea, a mezzo busto, del "SS. Ecce Homo", verso cui il popolo nutre tradizionale devozione, anche se attualmente non si riscontrano celebrazioni o ricordi particolari. Privatamente i fedeli hanno una devozione sentita e sincera.
Il terzo altare è occupato dalla statua lignea preziosa dell'Immacolata. L'altare in marmo, è stato dedicato: "Questo altare fat. a spese di Dot. Maria Cannarozzo 1872".
Accanto all'altare su una mensola è collocata un'interessante statua in cartapesta del Sacro Cuore di Gesù.
Sulle pareti dal lato destro di chi entra in chiesa abbiamo la prima tela che rappresenta San Francesco che manda i suoi Frati in missione per il mondo. La scritta così recita: "Vitello Francesco, in memoria di Polisano Angela".
La seconda tela raffigura la Madonna del Rosario con Santa Caterina e San Domenico, attribuibile al Provenzani (1700). E' stata restaurata da Giuseppe Lentini, artista locale, dal 27-12-1989 al 26-04-1990.
Entrando a sinistra sulla parete c'è la tela raffigurante Sant'Antonio e il miracolo della mula alla presenza dell'Eucarestia.
L'iscrizione così dice: "In memoria di Maria e Gaetano Cavallaro".
Anche il soffitto è adorno di tele che rappresentano le storie normanne.
Entrando in chiesa la prima tela del soffitto rappresenta la gloria in cielo di San Francesco d'Assisi. E' datata, almeno come restauro:"F.C. 26-11-1999".
La seconda tela rappresenta i Conte Ruggero che cinge d'assedio la fortezza musulmana sul Monte Saraceno.
La terza tela rappresenta Ruggero in ginocchio di fronte la Madonna, che fa scaturire l'acqua.
La quarta tela, situata nel Cappellone dell'altare maggiore, rappresenta il trionfo dell'Immacolata. "G. Barone 1986".
Sulle pareti del Cappellano centrale si vedono sei tele dovute all'opera del pittore Rizzo Varvaro di Palermo. A sinistra di chi guarda l'altare maggiore: La tela raffigurante il Sacro Cuore di Gesù con Santa Margherita M. Aloquoque con in alto San Francesco tra le nubi. "A devozione di Gaetano Gambino fu Ignazio".
L'altra tela rappresenta il trionfo dell'Immacolata con il Beato Duns Scoto su un carro trionfale fra gli angeli. L'iscrizione dice la motivazione dell'opera: "A devozione di Giuseppe e Marietta Mussa fu Antonio".
L'altra tela, sopra la porta che porta in sacrestia, San Bernardino da Siena con il beato Matteo da Girgenti e San Giovanni da Capistrano.
L'iscrizione dice: "In memoria dei suoi genitori Giuseppe e Maria Romano. La figlia Maria Sorrento".
Guardando invece dal lato destro dal lato destro dell'altare maggiore, una tela rappresenta San Francesco che recide i capelli a Santa Chiara dinanzi all'altare. "In memoria di Savarino Biagio fu Carmelo, il figlio Francesco".
L'altra tela rappresenta il Papa Innocenzo III che approva la Regola presentatagli da San Francesco, "A devozione di Testasecca Gioacchino fu Gioacchino".
L'ultima tela rappresentata le figure di Dante, Colombo e Giotto, sotto la protezione di San Francesco.
In un periodo più recente sono state aggiunte altre quattro raffigurazioni, a sinistra San Francesco e il lupo di Gubbio "Angela e Liliana Rago 1986" e la natività del presepe ideato da San Francesco, opera di Giosuè Sorrentino,1998 "Per grazia ricevuta Sig.ra Di Caro Lucia".
A destra invece abbiamo l'incontro di San Francesco con il lebbroso di Giosuè Sorrentino, 1993 "In memoria della Sig.ra Maria Russo. La sorella Rosa e nipoti tutti" e l'incontro con il serafino alato che le imprime le sacre Stimmate.
L'opera di "Cannizzaro Piero 1993", è stata realizzata in ricordo di Lo Porto Pietro, a perenne memoria dei familiari, il 26-01-1993.
Anche se la chiesa è dedicata alla Madonna Assunta, nella nicchia della tribuna absidale troneggia la preziosa statua laterizia della Madonna di Ravanusa, denominata attualmente Madonna delle Grazie. Oggi preferiamo chiamarla in questo modo per rassomiglianza con tutte le altre statue che vanno sotto lo stesso titolo, per la figura materna, allattante il Bambino, e per la naturale positura dello stesso. La nicchia centrale è in stucco e in essa s'inserisce l'altare maggiore in marmo. La lapide così dice: "Alla Vergine SS. Delle Grazie, Madre e Padrona di Ravanusa, l'artistico altare marmoreo, Salvatore Guarneri Giuseppe, ricordando la fede, la pietà e la devozione della sua genitrice devotamente. DDC Ravanusa 1984".
Di simili Madonne ce ne sono in giro.
La nostra Madonna ha avuto, attraverso il tempo, diversi titoli: "Madonna del cardellino", "Madonna del Capezzolo", "Madonna del Fico", "Madonna di Ravanusa", "Santa Maria di Ravanusa", "Santa Mariae de Ravanusa", "Beddamatri di Rivinusa", "Nostra Signora Di Ravanusa", "Nostra Donna di Ravanusa", " Santa Maria di Ravanosa presso l'alleato".
La Madonna delle Grazie (o del fico), è stata restaurata di recente dal restauratore Aldo Alberto Vassallo di Palma di Montechiaro con inizio dei lavori il 05-04-2005. Il lavoro di restauro è stato ultimato il 20-06-2006. Sponsor Famiglia Gattuso V.
Il Pirro riferisce che "questo simulacro della Beata Vergine, costruito con materiale laterzio e bitume (ex bitume extructo) è celebre per la frequenza dei miracoli..."
Il Vitali, storico di Licata, assegna come anno e luogo del simulacro: Licata 1548 senza indicarne le fonti. La scultura misura cm.160+cm 35 di basamento. Essa appartiene ad un tipo di statua devozionale. Per gli occhi della Madonna e del Bambinello sono state impiegate calottine di vetro. Il Bambinello tiene la mano destra appoggiata sul seno della Vergine e nella sinistra tiene un uccellino. La statua è in terracotta policroma con molta probabilità risalente alla prima metà dello XVI secolo. Sul basamento ligneo sono presenti delle decorazioni e scene legate al culto della Madonna.
E' stato rivelato che la scultura nel tempo ha subito diversi interventi tali da cambiare in maniera sostanziale quella che poteva essere l'immagine voluta dal suo primo esecutore. In origine la statua, in terracotta, era ricoperta da una preziosa policromia a freddo composta di una preparazione a base di gesso di Bologna e colla di coniglio sulla quale vi era una doratura ad oro zecchino a guazzo con decori.
Tutto ciò è provato e documentato dalle poche tracce siamo stati in grado di rilevare in alcune parti accessibili sotto gli strati che li ricoprono. Con molta probabilità la prima opera risale alla prima metà del ‘500.
Da questo particolare del dito in terracotta si può apprezzare la bellezza del modellato originario in confronto con quello sovrapposto.
In seguito la statua ha subito l'asportazione della policromia e una sovrapposizione di una tela incollata sulla terracotta sulla quale si sono sovrapposti diverse stratificazioni di colori e decori sino a quello che vediamo adesso probabilmente della fine dell'800. Sul retro del basamento ligneo decorato, compare una lunga iscrizione non perfettamente decifrabile che ricorda di un intervento di rinnovamento subito dall'opera nel 1866.

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Convento Maria SS. Assunta
Via Cairoli, 1
92029 Ravanusa (AG)
Tel. 0922/874175
Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 17 Ottobre 2012 12:34 )
 

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